Continuano, sul palco del Teatro Lauro Rossi di Macerata, le performance dal vivo dei sessanta artisti selezionati per questa prima fase del concorso; dodici i protagonisti degli appuntamenti del 14 e 15 marzo, che propongono i loro pezzi al pubblico presente in sala, a quello delle dirette social e alla giuria di Musicultura.
La serata di sabato si apre con il duo Dea Culpa, Ciao sono Vale, quest’ultima già vincitrice del Festival nel 2021. Il sodalizio delle due artiste, nato dietro le quinte di Sanremo Giovani, è evoluto in un progetto che fonde visione creativa e un solido legame personale. Le due cantautrici aprono l’esibizione con 100 giorni, brano che esplora la solitudine emotiva e le vulnerabilità, tendendo verso un profondo desiderio di comprensione; a seguire presentano Pelle viola, che ripercorre le dinamiche di una relazione travagliata. «Il motivo che mi ha spinta a tornare qui è che è stata una delle esperienze più belle della mia vita», dichiara Ciao sono Vale spiegando le ragioni del suo ritorno a Musicultura.
Sale poi sul palco Kresta, nome d’arte di Raffaele Gallo. La sua musica unisce elementi come il basso e l’elettronica a strumenti tradizionali, dando vita a un sound EDM (electronic dance music). Con Hit l’artista denuncia i fenomeni della cancel culture e del politicamente corretto; in Gallo Pazzo, invece, riflette sulle fragilità e le difficoltà della vita quotidiana, pur mantenendo un messaggio di speranza. I suoi testi sono carichi di satira sociale; a domanda in merito, spiega: «La mia è una critica ironica, perché credo che l’ironia sia un’arma molto potente».
È la volta di Daniela Spalletta, autrice siciliana che propone uno stile nato dalla fusione di jazz, musica classica ed ethno-world. Accompagnata dalla chitarra, canta Rosa, pezzo in cui la protagonista si apre alla propria luce interiore e il fiore diventa simbolo di rinascita. Con L’amurusanza, porta in scena una composizione del chitarrista Christian Mascetta, sulla quale ha scritto un testo in dialetto siciliano. «Vocalmente – dichiara – il barocco è la strada che mi permette di esprimermi con la massima profondità».
Segue DIECI, nome d’arte del cantautore romano Mattia Patanè. La sua performance inizia con Per Roma, un omaggio alla città eterna, descritta come una presenza che resta al fianco dei suoi abitanti in ogni momento. In Tanti Auguri, il suo stile di scrittura si fa più intimo e personale. Del resto, «Per me scrivere – spiega – è sempre stato come una terapia; attraverso la scrittura riesco a rispondere a domande alle quali, nella vita reale, non trovo risposta».
La serata continua con le sonorità urban di Carillon, pseudonimo di Arianna Tringali. L’esibizione parte con un pezzo manifesto dell’artista, Carillon, nell’ambito del quale si intrecciano le tematiche di rinascita, metamorfosi e liberazione dalla paura. Con Amen, eseguita in versione acustica, il focus si sposta sull’esplorazione della rabbia scaturita da un forte abuso psicologico subìto, laddove sport e musica possono trasformarsi in via d’uscita: «Il karatè – racconta – mi ha insegnato cosa significa il rispetto per te stesso e per le altre persone; durante il covid, però, ho deciso di smettere e ho trovato rifugio nella musica».
L’ultimo a esibirsi è Giovanni Toscano, accompagnato da chitarra, violoncello e tastiera. Nel brano Emma porta in scena la storia e il rimpianto di un amore intenso, dal quale scaturisce un inevitabile confronto con i ricordi, le scelte fatte e il tempo che scorre. A volte è invece il simbolo di una dichiarazione d’amore riguardante una storia oramai finita. «Alla musica sono arrivato come una persona che inciampa in un tombino», afferma a proposito della scelta di approfondire la sua carriera musicale, appunto, dopo aver inizialmente esordito al cinema.
Gli applausi del pubblico decretano Giovanni Toscano come vincitore della terza serata: si aggiudica la Targa Banca Macerata, consegnatagli da Marco Tortù, Direttore della filiale di Porto San Giorgio dell’istituto di credito, e dal giornalista e critico musicale John Vignola.
Ad aprire il quarto appuntamento di Audizioni Live, quello di domenica pomeriggio, è Mirall, che presenta i brani La geometria del cosmo e dell’amore e Rien ne va plus. I due pezzi esplorano due facce opposte proprio dell’amore: se nel primo si celebra la nascita di un legame intimo e salvifico, capace di riportare ordine nel caos quotidiano, nel secondo si racconta un’involuzione cinica nell’ambito della quale la ricerca del partner sembra spesso essere diventata un freddo scorrere tra profili superficiali. L’artista spiega poi che il mondo della musica abbia sempre fatto parte della sua vita: «Ho iniziato a cantare sin da bambina, scoprendo una passione sfrenata per il blues, sfociata poi in un’infinità di altri generi».
Prosegue LaMar, cantautore maremmano cresciuto tra rap e freestyle che si presenta con un sound capace di fondere blues, country e folk, con un intreccio di sonorità che richiama atmosfere western e permette di descrivere storie e figure ai margini. I singoli Lontano dal cielo e Assassino mettono in scena esistenze segnate da un destino tragico e ineluttabile, dove il sacrificio e un amore portato all’estremo restano gli unici baluardi contro la condanna o l’oscurità. Un immaginario che affonda le radici nella grande tradizione del cantautorato americano: «Ascoltando canzoni di Johnny Cash e Bob Dylan – spiega l’artista – ho sentito il bisogno di riportare alla luce queste tematiche, perché sono eventi che non devono più ripetersi».
La terza cantante della serata è MilleAlice, un progetto che nasce dall’esigenza di raccontare le molte sfumature della propria identità. In Sto nel flusso viene esplorato il tormento della solitudine all’interno delle relazioni e ci si interroga sulle aspettative personali e su quelle degli altri in un contesto in cui proprio quell’identità sembra continuamente frammentarsi. Il tema ritorna anche in Io sono io, un vero e proprio inno alla collettività che ricorda come la forza dell’essere umano risieda nell’abbraccio reciproco e nella consapevolezza di essere molti, uniti contro le miserie del presente. Non a caso, per MilleAlice «La musica unisce, permette di conoscere tante persone e connettersi, fare rete».
È poi la volta di SCURO, che con la sua voce dallo stampo pop-rock, chitarre e ritmo serrato trascina il pubblico in una performance dinamica e coinvolgente, capace di accendere la platea fin dalle prime battute. Balla si presenta come un’ode al movimento, alla capacità di non restare fermi nonostante l’incertezza perché, come spiega lo stesso artista, «ballare è quello che a volte bisogna fare per sfogare le tossine». Quarantanni invece è una riflessione sulla maturità, sul tempo che passa non come un peso ma come una spinta a decollare controvento, cercando di elevarsi sopra paure e routine quotidiane per ritrovare una dimensione di libertà e leggerezza.
Tra un’esibizione e l’altra la serata si apre a un momento di narrazione: sul palco sale John Vignola, giornalista e conduttore radiofonico, storica voce di Rai Radio 1, che regala al Festival il racconto della storia artistica e personale di Miles Davis. Attraverso aneddoti e brevi frammenti biografici, Vignola ripercorre la vita del grande trombettista, restituendo al pubblico l’intensità della sua esperienza nel jazz e l’impronta profonda che ha lasciato nella storia della musica.
Riprendono poi le performance con Mìvola, nome d’arte di Miriam Volonnino, cantautrice lucana. Con una chitarra acustica trascina nel suo mondo, all’interno del quale la Luna assume un tono fiabesco e sognante, diventando una presenza quasi magica, capace di cogliere ciò che resta invisibile e di accompagnare i desideri più profondi. Due coltelli, invece, mette in musica il logoramento di una relazione ormai al termine: le parole si trasformano in lame e i protagonisti restano divisi da una distanza incolmabile. Negli ultimi anni ha avuto la possibilità di aprire i live di alcuni dei suoi artisti preferiti, tra questi Franco126; in merito a questa esperienza afferma: «Proporre la mia musica a un pubblico più ampio è stato bellissimo: mi ha permesso di uscire dalla mia comfort zone e di reinventarmi».
La serata si conclude con l’esordio live del duo napoletano ZEROFILTRO, formato da Francesco Jaco e Marco Misto. Il loro repertorio spazia dal crudo disincanto di Bugiarda la vita, brano che esplora le frustrazioni e le incertezze di un’esistenza di provincia, alla malinconia di Gelida serata, che narra con intensità il dolore e il senso di isolamento post-rottura, cercando un fragile sollievo nel ricordo e nella musica. Come nasce il progetto del duo? «Con l’intenzione – spiegano i suoi componenti – di essere noi stessi, di rappresentare la nostra verità: facciamo sempre quello che ci sentiamo».
Un’ autenticità che evidentemente arriva: sono proprio gli ZEROFILTRO a essere premiati dal pubblico con la Targa Banca Macerata, consegnata da Debora Falcetta, Direttrice commerciale di Banca Macerata, e dal Rettore dell’Università di Camerino, Graziano Leoni.