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HANGARTFEST CHIUDE LA XXIII EDIZIONE, NUOVI SCENARI PER LA DANZA CONTEMPORANEA

Ventisei appuntamenti in due settimane all’insegna del contemporaneo, tra linguaggi che si incontrano, luoghi da abitare, ricerca e nuova creazione. Al centro, un pubblico sempre più vicino e partecipe


Si è chiusa domenica con il tutto esaurito di PNEU del coreografo ceco Viktor Černický la XXIII edizione di Hangartfest. Dal 4 al 20 settembre il Festival ha proposto 26 appuntamenti, di cui 11 tra debutti e prime nazionali, in sei luoghi tra Pesaro e l’entroterra, con spettacoli quasi ogni
sera. Una programmazione intensa, accompagnata da una risposta costante del pubblico. L’edizione 2026 ha confermato la direzione intrapresa da Hangartfest: ampliare i confini della danza, favorendo l’incontro con teatro, cinema, musica dal vivo, arti visive e tecnologia. Il Festival si conferma così uno spazio in cui i linguaggi del contemporaneo si incontrano, assumendo nuove forme e trovando un nuovo rapporto con i luoghi e con chi li abita. Agli artisti italiani si sono affiancate presenze internazionali che hanno portato nel Festival pratiche, esperienze e sguardi molteplici, alimentando una circolazione artistica che va oltre la semplice provenienza geografica.

Una ricerca che si è espressa in registri molto diversi, dalla dimensione più intima a una fisicità potente e spettacolare, dall’incontro tra movimento e suono al confronto dei corpi con oggetti e materiali. Esperienze lontane tra loro che restituiscono l’ampiezza del territorio della danza
contemporanea. In questo percorso anche i luoghi sono diventati parte della creazione. Non semplicemente spazi diversi in cui portare la danza, ma capaci di modificarne ogni volta l’esperienza. A Spazio TORRSO il pubblico è stato chiamato ad abitare la performance insieme agli artisti e a muoversi al suo interno; a Villa Imperiale ha interagito con i performer attraverso luci e ombre in dialogo con le architetture rinascimentali, mentre a Monte Illuminato di Lunano la danza ha incontrato la natura e la microarchitettura nell’ambito del Fe.M Festival di Microarchitettura. La Maddalena, casa del Festival, restituisce un’altra dimensione di questa relazione. Anche nella configurazione più tradizionale tra scena e platea, la natura raccolta dello spazio crea una condizione particolare: la prossimità accorcia la distanza tra artisti e spettatori e rende più intensa e diretta la percezione di ciò che accade.

«Ci interessa che il pubblico non rimanga semplicemente davanti a ciò che accade, ma possa entrarci, abitarlo, sentirlo anche sulla propria pelle. Cambiare spazio, distanza e punto di vista significa creare ogni volta una relazione diversa con l’opera e, forse, concedersi la possibilità di guardare da una prospettiva che non è la propria», sottolinea il direttore artistico Antonio Cioffi. Con i talk al termine degli spettacoli, il confronto si è spostato dalla scena al dialogo diretto tra pubblico e artisti. Un appuntamento che ha accompagnato l’edizione, permettendo di ì approfondire poetiche e processi creativi anche di fronte a lavori capaci di sorprendere, disattendere le aspettative o sottrarsi a una lettura immediata. Un modo per prolungare l’esperienza oltre la scena, non necessariamente per trovare delle risposte, ma per offrire altri strumenti con cui interrogare ciò che si è appena visto. Hangartfest ha continuato inoltre, anche con questa edizione, a investire sulle nuove generazioni e sulla nuova creazione, offrendo ai giovani artisti occasioni di confronto e di presenza sulla scena e accompagnando, attraverso residenze e coproduzioni, lo sviluppo di nuovi lavori fino al debutto. Un impegno che va oltre l’ospitalità degli spettacoli e interviene nei processi creativi, dando a progetti e artisti il tempo e lo spazio per crescere e sperimentare fino all’incontro con il pubblico.

«Questa edizione si è appena conclusa e siamo già rivolti alla prossima. Vogliamo continuare a lasciarci sorprendere da ciò che può nascere lungo il percorso, senza cercare soltanto conferme. Credo che l’arte, e in particolare quella contemporanea, abbia la capacità di portarci altrove, di
spostare il nostro punto di vista e farci immaginare scenari che ancora non conosciamo. È in questo senso che mi piace pensare alle parole di Francesco Guccini e a quel “mondo dove è ancora tutto da fare e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare”. È con questa curiosità che vogliamo continuare il nostro percorso», conclude il direttore artistico Antonio Cioffi.

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